Tommaso superò la folla che riempiva la discoteca e arrivò fuori. Sulle mani sentiva ancora il pulsare della gola di Alicia, il sangue che tentava inutilmente di scorrere. Si sedette in macchina e si preparò due strisce, le sniffò velocemente e si guardò le mani. Tremava. Tremava come una foglia al vento. Alicia era il suo turbine, il suo tornado. Mi ama. Ma cosa diavolo dice? Come fa ad amarmi? Non ci conosciamo neanche così bene. Come fa a dire che mi ama?
I pensieri scorrevano troppo veloci nella sua testa. La prima volta che aveva visto Alicia nuda, nel suo candore assoluto. Aveva le gote rosse di chi ancora si vergogna. Il primo abbraccio. Il primo sorriso, seduti a un solo tavolo di distanza.
Amava un fantasma, ecco cosa amava. Amava qualcuno che non esisteva. Qualcuno che non c'era, che lui aveva finto di essere. Si rollò una sigaretta, poi la accese. Si abbandonò sul sedile e chiuse gli occhi per un attimo.
Non era nessuno. Oltre ad Alicia poteva contare altre cinque o sei ragazze che smaniavano per lui. Lei non aveva niente di speciale. Niente.
Non era particolarmente bella. Non era particolarmente simpatica. Non era.. Beh si era dolce e con lui lo era davvero tanto. Quella dolcezza così meravigliosa, quando lui tornava. Lei era sempre lì ad aspettarlo.
A ore improbabili. Anche dopo settimane di silenzio. Anche dopo litigi.
Ma litigi stupidi. Io non le ho mai promesso niente.
I pensieri sempre più rapidi di Tommaso si susseguirono nella sua mente.
La pelle candida di Alicia, poi uno squarcio, un segno scarlatto sulla sua pelle di porcellana.
Il segno dei denti di Tommaso sulla sua pelle quasi come quelli di un lupo mannaro.
Le aveva squarciato l'anima.
Strinse fra le mani il volante, quasi con la stessa forza con cui aveva stretto fra le dita il collo di Alicia. Tirò un'altra boccata poi guardò in strada. Davanti a lui, pochi metri più avanti c'era Alicia. Seduta sul marciapiede che piangeva, singhiozzava, quasi a vomitare quel cancro che lui le aveva instillato. Più piangeva, più urlava la sua rabbia, più cercava di spingere fuori quel male, quel dolore. E mentre si tirava indietro i capelli Tommaso vide sul suo collo bianco i segni delle sue dita.
All'improvviso Alicia lo guardò. Si guardarono, intensamente, per quei minuti di silenzio assordante, di caos perfetto. Come se il mondo per un attimo potesse sparire. Potesse davvero cessare di esistere, senza neanche toccarsi, senza neanche stare vicini.
Solo... guardandosi.
Leggera la neve cominciò a scendere. Tommaso scese dalla macchina e continuò a guardare Alicia. La neve sempre più fitta continuava a cadere e si posava sulla pelle di Alicia sciogliendosi, quasi a unirsi al suo candore. Continuarono a guardarsi senza muoversi, senza dire nulla. Occhi negli occhi, anima nell'anima. Alicia si alzò e diede un'ultima occhiata all'uomo che amava e decise che era ora di andare. Di partire, di lasciarlo alle spalle. Si avvicinò a lui e gli accarezzò il viso, sempre in silenzio, parlando solo attraverso lo sguardo.
"Faresti una cosa per me?" disse allora quasi sottovoce. Circondati ormai da un bianco paesaggio, tutto era scomparso in pochi minuti. "Sì." disse lui.
"Lasciami andare."
Poi si girò e prese a camminare, senza voltarsi, senza guardare indietro, lasciandosi dietro solo le orme dei suoi passi e il vuoto dell'anima di Tommaso.
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