giovedì 8 agosto 2013

Cosa faresti per me? Parte 4

Tommaso superò la folla che riempiva la discoteca e arrivò fuori. Sulle mani sentiva ancora il pulsare della gola di Alicia, il sangue che tentava inutilmente di scorrere. Si sedette in macchina e si preparò due strisce, le sniffò velocemente e si guardò le mani. Tremava. Tremava come una foglia al vento. Alicia era il suo turbine, il suo tornado. Mi ama. Ma cosa diavolo dice? Come fa ad amarmi? Non ci conosciamo neanche così bene. Come fa a dire che mi ama?
I pensieri scorrevano troppo veloci nella sua testa. La prima volta che aveva visto Alicia nuda, nel suo candore assoluto. Aveva le gote rosse di chi ancora si vergogna. Il primo abbraccio. Il primo sorriso, seduti a un solo tavolo di distanza.
Amava un fantasma, ecco cosa amava. Amava qualcuno che non esisteva. Qualcuno che non c'era, che lui aveva finto di essere. Si rollò una sigaretta, poi la accese. Si abbandonò sul sedile e chiuse gli occhi per un attimo.
Non era nessuno. Oltre ad Alicia poteva contare altre cinque o sei ragazze che smaniavano per lui. Lei non aveva niente di speciale. Niente.
Non era particolarmente bella. Non era particolarmente simpatica. Non era.. Beh si era dolce e con lui lo era davvero tanto. Quella dolcezza così meravigliosa, quando lui tornava. Lei era sempre lì ad aspettarlo.
A ore improbabili. Anche dopo settimane di silenzio. Anche dopo litigi.
Ma litigi stupidi. Io non le ho mai promesso niente.
I pensieri sempre più rapidi di Tommaso si susseguirono nella sua mente.
La pelle candida di Alicia, poi uno squarcio, un segno scarlatto sulla sua pelle di porcellana.
Il segno dei denti di Tommaso sulla sua pelle quasi come quelli di un lupo mannaro.
Le aveva squarciato l'anima.
Strinse fra le mani il volante, quasi con la stessa forza con cui aveva stretto fra le dita il collo di Alicia. Tirò un'altra boccata poi guardò in strada. Davanti a lui, pochi metri più avanti c'era Alicia. Seduta sul marciapiede che piangeva, singhiozzava, quasi a vomitare quel cancro che lui le aveva instillato. Più piangeva, più urlava la sua rabbia, più cercava di spingere fuori quel male, quel dolore. E mentre si tirava indietro i capelli Tommaso vide sul suo collo bianco i segni delle sue dita.
All'improvviso Alicia lo guardò. Si guardarono, intensamente, per quei minuti di silenzio assordante, di caos perfetto. Come se il mondo per un attimo potesse sparire. Potesse davvero cessare di esistere, senza neanche toccarsi, senza neanche stare vicini.
Solo... guardandosi.
Leggera la neve cominciò a scendere. Tommaso scese dalla macchina e continuò a guardare Alicia. La neve sempre più fitta continuava a cadere e si posava sulla pelle di Alicia sciogliendosi, quasi a unirsi al suo candore. Continuarono a guardarsi senza muoversi, senza dire nulla. Occhi negli occhi, anima nell'anima. Alicia si alzò e diede un'ultima occhiata all'uomo che amava e decise che era ora di andare. Di partire, di lasciarlo alle spalle. Si avvicinò a lui e gli accarezzò il viso, sempre in silenzio, parlando solo attraverso lo sguardo.
"Faresti una cosa per me?" disse allora quasi sottovoce. Circondati ormai da un bianco paesaggio, tutto era scomparso in pochi minuti. "Sì." disse lui.
"Lasciami andare."
Poi si girò e prese a camminare, senza voltarsi, senza guardare indietro, lasciandosi dietro solo le orme dei suoi passi e il vuoto dell'anima di Tommaso.

mercoledì 7 agosto 2013

Cosa faresti per me? parte 3

Alicia si lasciò andare sulla poltroncina del bar e riprese a fissare il bicchiere di birra, ormai vuoto. "Altro giro?" "No." Lo spinse via, poi si alzò e si diresse verso l'uscita.
Faceva tanto freddo. Era quasi tempo da neve, ma non le importava. Si sedette sul gradino del marciapiede e guardò la strada confondersi con il buio della notte.
Tommaso le aveva mandato una decina di messaggi in tre giorni.
Era passato dagli insulti, alle preghiere, per poi ritornare al solito comportamento sbruffone.
All'ultimo messaggio Alicia aveva deciso di cambiare numero.
"Dai Chicca, divertiamoci un po'. Sei sparita, ha fatto il suo effetto. Adesso smettila. Che ne dici?" Alicia aveva preso la scheda e l'aveva gettata nella spazzatura.
Aveva dato il numero solo a poche persone, facendosi promettere di non darlo mai a nessuno.
Delle voci la risvegliarono da quella foschia. Alzò lo sguardo e lo vide. Tommaso era a pochi metri da lei. Al suo fianco una delle solite ragazzotte. Poco le importava. Si girò dall'altra parte, si alzò e rientrò.
Andò dritta al bancone e cercò di attirare l'attenzione del ragazzo che stava servendo. Ma lui sembrava intenzionato fino in fondo a ignorarla così si appoggiò sul bancone e sospirò.
Sentì qualcuno che le sfiorava i fianchi e si girò, infastidita.
Tommaso stava lì con il suo sorrisetto e i suoi occhi neri.
La prese per mano e, stringendola forte, la portò nei bagni.
"Perchè fai così?" Cercò di dire lui sovrastando la musica alta. "Lasciami andare." Alicia cercò di dimenarsi ma le mani di Tommaso la tennero ferma contro il muro. "Chicca perchè fai così? Ci divertivamo tanto assieme. Non ti va di continuare?" "No." Alicia tentò di nuovo di divincolarsi ma Tommaso per l'ennesima volta la spinse contro il muro. "Cos'è cambiato dall'ultima volta? Perchè sei sparita??" "Mi hai fatto sentire vuota come te." Queste parole uscirono da Alicia come un fiume in piena. Due lacrime rigarono il suo viso mentre lei si accucciò per terra. "E io non mi ci voglio più sentire Tommy. Ci sono passata sopra così tante volte ma non posso più farlo. Non riesco più a gestire quella paura." Tommaso si allontanò da lei e la guardò per la prima volta in modo diverso.
Vide per la prima volta le lacrime che rigavano il viso di Alicia e sentì un dolore dentro di sè che nessuna striscia avrebbe mai assopito. "Smettila." Disse quasi sotto voce, quasi a zittire sè stesso. "Smettila Alicia, SMETTILA!" La prese per le spalle e la sbatté con forza contro il muro. Sentì persino le sue ossa scricchiolare in quella stretta. "Tu non sei niente. Tu sei solo una puttanella da quattro soldi. Sei solo un ripiego, un passatempo, tu per me non sei mai stata nulla. Solo qualcosa che usavo quando avevo voglia di scopare e non c'era niente in giro." Alicia alzò la testa, una sola lacrima solcava la sua guancia. Poi piano disse guardandolo negli occhi: "Io invece ti ho amato." Quattro semplici parole. Ma quelle uniche quattro parole che ebbero l'effetto di colpire Tommaso dritto al cuore. "Bugiarda." Disse lui crudelmente continuando a stringere. "Sei bugiarda. Anche io ero un semplice giochetto per te. Ti piaceva giocare con il fuoco." "No ti sbagli." Alicia era triste, sconvolta, ma ferma. Decisa. Tommaso non riuscì a trovare niente da dire per poter contrastare quel dolore. Alzò semplicemente la mano e la strinse attorno al collo di Alicia. "Mi amavi eh?" Spietato continuò a stringere il collo di lei. "Rispondimi, mi amavi?" Lei cercò di dire sì. "Mi amavi tanto?" "Si.." La fievole voce di Alicia se ne andò con l'ossigeno che ormai le mancava. "E avresti fatto di tutto per me vero? Si l'avresti fatto. Allora moriresti per me?" Le sue lunghe dita scheletriche ma forti si strinsero ancora di più attorno al collo che così tante volte aveva baciato. Alicia ormai cianotica tentò per l'ultima volta di spostarle, di vivere, di lottare contro il buio. Alla fine Tommaso lasciò e lei cadde per terra, tossendo. "Mi dispiace." Disse lui confuso. "Mi dispiace Alicia, mi dispiace.. " Corse via, lasciando quel corpo fragile da solo, quei polmoni che cercavano aria, quel cuore che cercava di ritrovare i pezzi ormai infranti da Tommaso.